domenica 13 settembre 2020

MICHELE FOGGETTA: LE RAGIONI DEL MIO NO, IL VERO VOTO CONTRO LA CASTA

 

LE RAGIONI DEL MIO NO, IL VERO VOTO CONTRO LA CASTA.

 

Il prossimo 20 e 21 settembre andrò, come ogni volta, a votare e voterò convintamente NO.

Certo, mi si può dire “la vittoria del Si significherebbe un ravvisabile abbassamento dei costi dello Stato”. Vero in parte ma non del tutto corretto. L'abbassamento dei costi gioverà più o meno un cappuccino all'anno a testa. Adesso, quanto buono possa essere questo cappuccino e quanto importante il nostro bisogno di caffeina, davvero pensiamo che ne valga la pena? E poi, se vogliamo davvero abbassare i costi dello Stato, allora abbassiamo stipendi, benefit e privilegi dei Parlamentari, non i Parlamentari.

Perché se mantieni i privilegi e diminuisci il numero dei privilegiati, allora sì, stai davvero dando ancora più forza ad una “casta”.

Una cerchia più ristretta di privilegiati, ancora più scelta dalle segreterie dei Partiti e, necessariamente, più ricca perché, se si abbassa il numero degli eletti e il territorio del paese Italia resta lo stesso (a meno che qualcuno non ci invada), vuol dire che chi si candida dovrà coprire in campagna elettorale collegi territoriali ben più grandi.

Facciamo un gioco quindi: chi potrà permettersi di investire abbastanza tempo e denaro per coprire in campagna elettorale aree tanto distese? Io di certo no e credo pochissime e pochissimi anche tra di voi.

Inoltre si costruirà un Parlamento sempre meno rappresentativo. Meno rappresentativo perché partiti fino al 7% (tra i 2 e i 3 milioni di elettori confrontando i numeri assoluti delle ultime tornate) non troveranno spazio, ma anche perché i territori saranno meno rappresentati, sia a livello micro che a livello macro.

A questo proposito vorrei ricordare quanto l'area che perderà la maggior parte dei propri rappresentanti saranno le regioni del Sud; in un paese dove ancora Sud e Nord viaggiano a velocità tanto diverse, in un paese in cui la “questione meridionale” non è mai stata risolta (forse neppure mai davvero affrontata), alla parte più “fragile” del Paese si toglie ulteriormente voce. Non mi sembra né intelligente né particolarmente giusto.

Quindi, un Parlamento più “casta”, più staccato dai problemi che ognuno e ognuna di noi è costretto ad affrontare e un Parlamento meno rappresentativo politicamente e territorialmente. È davvero quello che ci serve?

NO, quello che ci serve è un Parlamento con più qualità, non con meno quantità. Quello che serve è che gli elettori tornino ad avere il potere di scegliere i propri rappresentanti. Serve una maggiore ed adeguata rappresentanza dei territori. Serve un diverso metodo di selezione della Classe Dirigente che ampli nella nostra massima istituzione la presenza dei diversi generi, delle diverse età, dei lavoratori e delle lavoratrici, dall'avvocato al rider. Questo ci serve e questo lo raggiungiamo con una nuova Legge Elettorale, non con una riforma costituzionale che snaturi il nostro Parlamento.

 Quindi andiamo a votare e votiamo NO. Se poi quel cappuccino lo volete davvero ve lo offro io (e non chiamatelo voto di scambio).  

Michele Foggetta